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Bernabeu vs Juventus Stadium, Spagna vs Italia.

16 Nov

Gli stadi italiani, si sa, in Europa non spiccano certo per essere belli o all’avanguardia. In occasione di Italia’90, ovvero più di vent’anni fa, si investirono palate di soldi per ammodernare gli stadi esistenti, né Milano o Torino, né Napoli o Roma ebbero in ‘dono’ un nuovo stadio. Il San Paolo di Napoli e l’Olimpico di Roma nonostante ciò hanno tutt’ora una pista tra gli spalti e il terreno di gioco. Il ringiovanimento allo stadio Meazza di Milano invece aggiunse un terzo anello e una copertura per gli spettatori in caso di intemperie, provocando grattacapi tutt’ora irrisolti ai giardinieri di San Siro. La sofferenza delle zolle è aggravata da una stagione calcistica ininterrotta: a San Siro si gioca quasi due volte a settimana di media. Il Meazza, infatti, è lo stadio sia dell’Inter che del Milan. Provate a raccontarlo all’estero, faticheranno a credervi. Non sanno che in Italia gli stadi di proprietà sono una rarità. Non sanno che Inter e Milan ‘affittano’ la Scala del Calcio al comune di Milano. In Spagna, come in Inghilterra, gli stadi sono di proprietà. E se è vero che il Bernabeu ha una sessantina d’anni, altrettanto vero è che non li dimostra affatto, merito dei continui lavori di rinnovamento. Inoltre nonostante il terzo anello, il clima continentale e lo smog – lo stadio delle Merengues si trova infatti a fianco di una grande arteria stradale a 8 corsie che parte da piazza Colombo al centro finanziario di Madrid – il manto erboso è sempre in condizioni perfette. Ma qualcosa si sta muovendo in Italia, la Juventus ha da poco inaugurato il nuovo stadio. La dirigenza della Vecchia Signora ha voluto regalare ai tifosi uno stadio europeo, privo di barricate e filo spinato a dividere il campo. Costruire uno stadio accogliente, integrandolo con un centro commerciale dotato di ogni comodità fa lievitare le entrate, vera spada di Damocle dei club italici.

Entrate e competitività. Nella stagione 2009/2010 infatti il Real Madrid incassò 129 milioni di euro da biglietti e abbonamenti venduti, mentre il Barcellona 97,8. Quanti ne incassarono Milan e Inter? Rispettivamente 31 e 38,6 milioni di euro. La Juventus non giocando la Champions League solo 16,9 (fonte: Football Money 2011). Un plauso quindi al nuovo Juventus Stadium dove oltre a vedere la partita – lusso garantito solo a 41.000 spettatori, per la verità pochi per una squadra fino all’altro ieri protagonista in Champions League – si può fare un giro tra bar, ristoranti e negozi. Ma in Italia le ciambelle è difficile che escano col buco: il 20 ottobre la notizia che la Procura di Torino indaga su una presunta fornitura di acciaio non a norma, per il quale il club è parte lesa. Decisamente meglio di quello che è capitato al Valencia, dove i lavori per il Nou Mestalla sono fermi da due anni per i debiti del club e la crisi immobiliare.

La differenza tra le entrate dei top club italiani e spagnoli è uno dei fattori che incide ad aumentare il divario tra le squadre dei due paesi. Più volte Adriano Galliani ha sottolineato l’esigenza di stadi di proprietà, che come evidenzia lo studio Deloitte, sono insieme al merchandising – e non ai diritti tv – il fattore che rende le nostre squadre meno top rispetto a club spagnoli o inglesi. In Spagna il merchandising – inglesismo che sta per magliette, cappellini e una serie infinita di ammennicoli con i colori sociali – viene venduto a carrellate ai turisti che visitano Madrid o Barcellona. Tanto che un salto al museo del Santiago Bernabeu o del Camp Nou è diventata una tappa obbligata nel tour della città. Appassionati di calcio e non, giovani e meno giovani, uomini e donne pagano fino a 15 euro per entrare in uno stadio deserto, e all’uscita portafogli sgonfi e borse colme di ammennicoli. Ma i club spagnoli non spremono solo i loro tifosi, al contrario li coccolano. I tour prevedono foto ricordo in sala stampa e sulle panchine, coppe luccicanti e  scatti di ogni epoca, visita a lussuosi spogliatoi e aree multimedia con video touch-screen e ogni altra diavoleria tecnologica. Notizia di questi giorni è che i tifosi del Real Madrid potranno godere di un’esperienza multimediale completa prima e durante le partite casalinghe. Il club merengue infatti ha stipulato un accordo con Cisco per fornire lo stadio di una connessione wi-fi personalizzata. Oltre a installare numerosi schermi HD collegati con la regia dello stadio, i tifosi potranno collegarsi gratuitamente coi loro smartphone e accedere a contenuti esclusivi. La connessione internet inoltre permetterà di alleggerire la rete gsm in difficoltà quando lo stadio è pieno. Infine sono allo studio anche nuove strategie di comunicazione (marketing, ma anche legate alla sicurezza dello stadio) attraverso la nuova rete. Ah dimenticavo il tutto al calduccio grazie al sistema di riscaldamento installato da qualche anno sotto la copertura dello stadio. Vive l’Espagne e Forza Italia! Non politicamente parlando s’intende.

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Eto’ e Pirlo, storie agli antipodi. Parte II

24 Ott

La “E” dell’Effetto Andrea Pirlo non ha niente a che vedere con gli spin-doctors che ormai hanno invaso il mondo del calcio. Il laconico Andrea, non riempie le pagine dei quotidiani sportivi con dichiarazioni roboanti, ma all’asciuttezza del suo verbo fanno da contraltare le sue prestazioni sul campo. Sette partite in una squadra nuova e con un allenatore esordiente in Serie A: risultato media voto 7, condita da tre assist. Assistenze, come si diceva una volta, che a ben vedere sarebbero quattro se contassimo il velo che ha mandato in tilt la difesa genoana propiziando il gol di Matri. Ma i numeri di sabato sera parlano ancora più chiaramente. Il campione bresciano dal passo felpato, ha preso in mano le redini del centrocampo bianconero: 103 i palloni toccati contro il Genoa e 12 imbeccate per i suoi compagni. Come scrive Andrea Schianchi, i 12 lanci non sono andati tutti a buon fine, “ma per questo non si può incolpare Pirlo”.

Infine eccovi le battute finali di questo pedante e parzialissimo post a puntate. Eto’ vuol dire scatti e gol da strabuzzare gli occhi. Eto’ è la forza di rivalsa che ha corso a grandi falcate da un passato di povertà a un presente di lusso sfrenato. Arrivato al Barcelona disse: “devo correre come un negro per guadagnare come un bianco”, ora i suoi colleghi impallidiscono di fronte al suo stipendio. E allora lasciamolo correre, le sue lunghe leve a tutta velocità sono tutt’ora uno spettacolo per gli appassionati di calcio. Pirlo è invece l’artefice di traiettorie meravigliose e di parabole inimmaginabili alle scarpette di compagni e avversari. È un ragazzo di paese che si è fatto grande, lo si vede anche nel gioco: i suoi piedi non si staccano mai molto da terra. Ma non per questo le sue veroniche – disegnate sempre da piccoli passi – sono meno efficaci.

Pirlo ed Eto’ sono il bello del calcio, due storie agli antipodi. In primo luogo per i nefasti effetti della loro assenza per le rispettive “ex”. Inter e Milan infatti hanno sofferto un inizio di stagione decisamente preoccupante. E se nell’ultima settimana sembrano migliorare i risultati, il gioco continua a preoccupare. Due vittorie a testa contro avversarie di seconda categoria (e non me ne vogliano i tifosi del Lecce e del Chievo, dei supporters di Lille e Bate Borisov me ne infischio, dubito leggano questo strambo e intonso blog). Ma lasciamo al prossimo post una più attenta disamina del mercato e del gioco delle due Milanesi.

Chiudiamo con Eto’ sinonimo di stravaganza nel vestire, falcate veloci e rasoiate a mezzo stampa e con la “P” di Pirlo come la provincia nella quale è cresciuto, la pacatezza delle sue poche parole, i palloni infilati nel sette da distanze siderali. Pennellate di un pittore che, capovolgendo il significato dell’accezione: dipinge coi piedi.