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Messi e Cristiano, il diavolo e l’acqua santa?

14 Gen

A pochi giorni da los clásicos  (alla fine saranno 9 in 9 mesi) si riaccende la diatriba su chi sia il più forte tra Messi e Cristiano, le due punte, è proprio il caso di dirlo, di diamante del calcio internazionale. Ripercorriamo brevemente le carriere dei due astri ‘pallonari’.

L’angioletto argentino sbarcò a Barcellona alla tenera età di quattordici anni e da allora ha sempre vestito la maglia azulgrana coprendosi di allori personali e non, tre palloni d’Oro, 5 Liga, 3 Champions League e 2 Mondiali per Club. Il Portoghese invece esordì appena sedicenne nelle file dello Sporting Lisboa, per poi passare ai ‘diavoli rossi’ di Sir Alex Ferguson dove vinse una Champions League, 3 Premier League e un Pallone d’Oro. Nell’estate 2009 Cristiano passò al Real Madrid di Florentino Perez per la cifra esorbitante di 96 milioni di euro. Due lustri fa erano Zidane e Ronaldo a contendersi la palma di miglior giocatore del mondo. Le due stelle rispettivamente di Adidas e di Nike, riuscirono perfino ad affrontarsi allo Stade de France nel lontano 1998: finale mondiale Francia-Brasile, Adidas-Nike e, ovviamente Zidane vs Ronaldo. Copione perfetto, non fosse stato per l’attacco epilettico che colpì il talentuoso Ronaldo poche ore prima del fischio d’inizio e che ne inficiò la prestazione. Immagini indelebili la doppietta della ‘pelata’ di Zidane (di “colpi di testa” il francese era un esperto) e la discesa incerta dall’aereo del ventiduenne Ronaldo del tutto simile a quella dell’ottantenne Papa Wojtyla. Oggi la sfida tra i due giganti si ripete, Adidas sponsor dell’Argentino e Nike del Portoghese. Questa volta però il campo di battaglia, più che le nazionali sono le squadre di club. È vero che anche Ronaldo e Zidane furono avversari sul finire degli anni ’90 militando: il primo nell’Inter e il secondo nella Juventus di ‘moggiana’ memoria. Ma, nonostante l’acerrima rivalità tra le due compagini, i due astri ‘pallonari’ mantennero sempre un certo rispetto. Nessuno vuol dire che Messi e Cristiano si prendano a pedate in faccia, ma è tutto l’ambiente ‘pallettaro’ – come scrive Oliviero Beha – che surriscalda gli animi e mette l’uno contro l’altro.

Se un tempo gli appassionati di calcio amavano vedere giocare sia l’elegante Zinedine che il velocissimo Ronaldo. Oggi invece c’è chi ama Cristiano per la sua avvenenza oltre che per le abilità tecniche, e chi lo odia, tanti, per l’immagine da bullo prontamente sottolineata dai media di mezzo mondo. Mentre Messi, sarà per la statura e i lineamenti da ragazzino, sarà per la protezione mediatica che il Barcellona gli garantisce, è la faccia buona del calcio, l’incarnazione melensa di Maradona. Il copione tra l’altro è perfetto per  i due sponsor. Mentre Nike esalta la forza fisica, la determinazione e la sicurezza di sé del Portoghese. Adidas sottolinea la semplicità e la bontà dell’Argentino, impegnato anche in campagne Unicef (uno degli sponsor del Barça). L’avvento dei social network (Twitter e Facebook in primis) ha esacerbato l’amore/odio nei confronti delle due star, le diatribe da bar sport su chi sia il migliore sono on-line alla mercé dei giornalisti pronti a sbattere in prima pagina gli umori del pubblico. Tempo fa il dito medio di Cristiano verso gli ultras bosniaci rei di averlo punzecchiato con cori tipo “Messi, Messi, Messi” e con un ben più fastidioso laser fu sbattuto in prima pagina e processato negli studi tv. L’educazione del Portoghese non sarà di oxforidana memoria, ma la stupidità di chi paga per vedere del buon calcio e poi tenta di accecare uno dei migliori giocatori sul terreno di gioco non è da meno. Il continuo confronto tra i due per titoli individuali o di squadra non fa che inasprire il rapporto. Facile quindi per un giornalista mettere zizzania domandando a Cristiano, in occasione della premiazione della Scarpa d’Oro per i suoi 40 gol nella passata Liga, se sia meglio il premio come capocannoniere europeo o il Pallone d’Oro, già dato per scontato all’Argentino. La risposta del ‘boccalone’ Ronaldo è stata “Il migliore al mondo dicono che sia il Pallone d’Oro” (premio assegnato da giornalisti, allenatori e capitani delle Nazionali), per poi lanciare una stilettata al premio della FIFA “i miei sono gol, non voti”. A buon intenditor poche parole.

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Bernabeu vs Juventus Stadium, Spagna vs Italia.

16 Nov

Gli stadi italiani, si sa, in Europa non spiccano certo per essere belli o all’avanguardia. In occasione di Italia’90, ovvero più di vent’anni fa, si investirono palate di soldi per ammodernare gli stadi esistenti, né Milano o Torino, né Napoli o Roma ebbero in ‘dono’ un nuovo stadio. Il San Paolo di Napoli e l’Olimpico di Roma nonostante ciò hanno tutt’ora una pista tra gli spalti e il terreno di gioco. Il ringiovanimento allo stadio Meazza di Milano invece aggiunse un terzo anello e una copertura per gli spettatori in caso di intemperie, provocando grattacapi tutt’ora irrisolti ai giardinieri di San Siro. La sofferenza delle zolle è aggravata da una stagione calcistica ininterrotta: a San Siro si gioca quasi due volte a settimana di media. Il Meazza, infatti, è lo stadio sia dell’Inter che del Milan. Provate a raccontarlo all’estero, faticheranno a credervi. Non sanno che in Italia gli stadi di proprietà sono una rarità. Non sanno che Inter e Milan ‘affittano’ la Scala del Calcio al comune di Milano. In Spagna, come in Inghilterra, gli stadi sono di proprietà. E se è vero che il Bernabeu ha una sessantina d’anni, altrettanto vero è che non li dimostra affatto, merito dei continui lavori di rinnovamento. Inoltre nonostante il terzo anello, il clima continentale e lo smog – lo stadio delle Merengues si trova infatti a fianco di una grande arteria stradale a 8 corsie che parte da piazza Colombo al centro finanziario di Madrid – il manto erboso è sempre in condizioni perfette. Ma qualcosa si sta muovendo in Italia, la Juventus ha da poco inaugurato il nuovo stadio. La dirigenza della Vecchia Signora ha voluto regalare ai tifosi uno stadio europeo, privo di barricate e filo spinato a dividere il campo. Costruire uno stadio accogliente, integrandolo con un centro commerciale dotato di ogni comodità fa lievitare le entrate, vera spada di Damocle dei club italici.

Entrate e competitività. Nella stagione 2009/2010 infatti il Real Madrid incassò 129 milioni di euro da biglietti e abbonamenti venduti, mentre il Barcellona 97,8. Quanti ne incassarono Milan e Inter? Rispettivamente 31 e 38,6 milioni di euro. La Juventus non giocando la Champions League solo 16,9 (fonte: Football Money 2011). Un plauso quindi al nuovo Juventus Stadium dove oltre a vedere la partita – lusso garantito solo a 41.000 spettatori, per la verità pochi per una squadra fino all’altro ieri protagonista in Champions League – si può fare un giro tra bar, ristoranti e negozi. Ma in Italia le ciambelle è difficile che escano col buco: il 20 ottobre la notizia che la Procura di Torino indaga su una presunta fornitura di acciaio non a norma, per il quale il club è parte lesa. Decisamente meglio di quello che è capitato al Valencia, dove i lavori per il Nou Mestalla sono fermi da due anni per i debiti del club e la crisi immobiliare.

La differenza tra le entrate dei top club italiani e spagnoli è uno dei fattori che incide ad aumentare il divario tra le squadre dei due paesi. Più volte Adriano Galliani ha sottolineato l’esigenza di stadi di proprietà, che come evidenzia lo studio Deloitte, sono insieme al merchandising – e non ai diritti tv – il fattore che rende le nostre squadre meno top rispetto a club spagnoli o inglesi. In Spagna il merchandising – inglesismo che sta per magliette, cappellini e una serie infinita di ammennicoli con i colori sociali – viene venduto a carrellate ai turisti che visitano Madrid o Barcellona. Tanto che un salto al museo del Santiago Bernabeu o del Camp Nou è diventata una tappa obbligata nel tour della città. Appassionati di calcio e non, giovani e meno giovani, uomini e donne pagano fino a 15 euro per entrare in uno stadio deserto, e all’uscita portafogli sgonfi e borse colme di ammennicoli. Ma i club spagnoli non spremono solo i loro tifosi, al contrario li coccolano. I tour prevedono foto ricordo in sala stampa e sulle panchine, coppe luccicanti e  scatti di ogni epoca, visita a lussuosi spogliatoi e aree multimedia con video touch-screen e ogni altra diavoleria tecnologica. Notizia di questi giorni è che i tifosi del Real Madrid potranno godere di un’esperienza multimediale completa prima e durante le partite casalinghe. Il club merengue infatti ha stipulato un accordo con Cisco per fornire lo stadio di una connessione wi-fi personalizzata. Oltre a installare numerosi schermi HD collegati con la regia dello stadio, i tifosi potranno collegarsi gratuitamente coi loro smartphone e accedere a contenuti esclusivi. La connessione internet inoltre permetterà di alleggerire la rete gsm in difficoltà quando lo stadio è pieno. Infine sono allo studio anche nuove strategie di comunicazione (marketing, ma anche legate alla sicurezza dello stadio) attraverso la nuova rete. Ah dimenticavo il tutto al calduccio grazie al sistema di riscaldamento installato da qualche anno sotto la copertura dello stadio. Vive l’Espagne e Forza Italia! Non politicamente parlando s’intende.

Votate il nuovo articolo del blog “pallonaro” di Enrico Marini!

25 Ott