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Eto’ e Pirlo, storie agli antipodi. Parte II

24 Ott

La “E” dell’Effetto Andrea Pirlo non ha niente a che vedere con gli spin-doctors che ormai hanno invaso il mondo del calcio. Il laconico Andrea, non riempie le pagine dei quotidiani sportivi con dichiarazioni roboanti, ma all’asciuttezza del suo verbo fanno da contraltare le sue prestazioni sul campo. Sette partite in una squadra nuova e con un allenatore esordiente in Serie A: risultato media voto 7, condita da tre assist. Assistenze, come si diceva una volta, che a ben vedere sarebbero quattro se contassimo il velo che ha mandato in tilt la difesa genoana propiziando il gol di Matri. Ma i numeri di sabato sera parlano ancora più chiaramente. Il campione bresciano dal passo felpato, ha preso in mano le redini del centrocampo bianconero: 103 i palloni toccati contro il Genoa e 12 imbeccate per i suoi compagni. Come scrive Andrea Schianchi, i 12 lanci non sono andati tutti a buon fine, “ma per questo non si può incolpare Pirlo”.

Infine eccovi le battute finali di questo pedante e parzialissimo post a puntate. Eto’ vuol dire scatti e gol da strabuzzare gli occhi. Eto’ è la forza di rivalsa che ha corso a grandi falcate da un passato di povertà a un presente di lusso sfrenato. Arrivato al Barcelona disse: “devo correre come un negro per guadagnare come un bianco”, ora i suoi colleghi impallidiscono di fronte al suo stipendio. E allora lasciamolo correre, le sue lunghe leve a tutta velocità sono tutt’ora uno spettacolo per gli appassionati di calcio. Pirlo è invece l’artefice di traiettorie meravigliose e di parabole inimmaginabili alle scarpette di compagni e avversari. È un ragazzo di paese che si è fatto grande, lo si vede anche nel gioco: i suoi piedi non si staccano mai molto da terra. Ma non per questo le sue veroniche – disegnate sempre da piccoli passi – sono meno efficaci.

Pirlo ed Eto’ sono il bello del calcio, due storie agli antipodi. In primo luogo per i nefasti effetti della loro assenza per le rispettive “ex”. Inter e Milan infatti hanno sofferto un inizio di stagione decisamente preoccupante. E se nell’ultima settimana sembrano migliorare i risultati, il gioco continua a preoccupare. Due vittorie a testa contro avversarie di seconda categoria (e non me ne vogliano i tifosi del Lecce e del Chievo, dei supporters di Lille e Bate Borisov me ne infischio, dubito leggano questo strambo e intonso blog). Ma lasciamo al prossimo post una più attenta disamina del mercato e del gioco delle due Milanesi.

Chiudiamo con Eto’ sinonimo di stravaganza nel vestire, falcate veloci e rasoiate a mezzo stampa e con la “P” di Pirlo come la provincia nella quale è cresciuto, la pacatezza delle sue poche parole, i palloni infilati nel sette da distanze siderali. Pennellate di un pittore che, capovolgendo il significato dell’accezione: dipinge coi piedi.

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Eto’ e Pirlo, storie agli antipodi. Parte I

7 Ott

Stupore e incredulità: queste sono state le reazioni del trasferimento di Samuel Eto’ dall’Inter allo sconosciuto Anzhi. E se aggiungessimo un pizzico d’indignazione e una spruzzata di delusione avremmo la combinazione perfetta per il passaggio in bianconero di Andrea Pirlo. Ma cominciamo con ordine, vale a dire dalla “E” di Eto’: tra i tifosi del Biscione, e non solo, l’effetto sorpresa è dovuto dal fatto che Eto’ a soli 30 anni avrebbe potuto proseguire, se non all’Inter, per lo meno in un top club europeo. Invece ha deciso di passare dall’ombra della Madonnina alla distesa gelata della Piazza Rossa; dai 40 km che separano Appiano Gentile dallo stadio di San Siro ai 1600 km che separano il centro d’allenamento di Mosca da Machačkala (sede dell’Anzhi). Già perché la capitale del Daghestan, appunto Machačkala, è considerata poco sicura, e inadeguata allo shopping di milionari attratti invece dal lusso estremo offerto alle pendici del Cremlino. Così la squadra si allena a Mosca e vola per le partite casalinghe nella regione autonoma del Daghestan. Vero è che gli assegni del Camerunense erano e sono firmati da un petroliere: l’allampanato Moratti prima e l’arrivista Kerimov ora. E che l’ago che ha fatto pendere la bilancia in favore del fino ad allora sconosciuto Anzhi sono stati i soldi: dai 10 milioni di euro elargiti dal patron dell’Inter ai 20 milioni del generosissimo Kerimov. Tanto di cappello quindi ad Eto’ che recentemente ha detto: “quelli che dicono che non si muovono per soldi sono solo degli ipocriti”. Decisamente in contrasto rispetto a quanto afferma nella intro del suo sito:“con il tempo ho imparato che la vera ricchezza riposa in ognuno di noi”. Per di più qualche settimana fa, mal consigliato dal suo ego smisurato o dal suo spin-doctor di fiducia, disse: “Con questo contratto dimostro ai ragazzini africani che tutto è possibile e che basta darsi i mezzi per riuscire”. Per poi rincarare: “Il proprietario del club associando la sua volontà al mio talento ha permesso che il sogno di migliaia di africani diventasse realtà”Diciamo che Eto’ non doveva dimostrare niente a nessuno. Dopo aver giocato per i migliori club europei con contratti a sette zeri e sponsor che fioccano, il Camerunense è già di per sé un modello a seguire. Del resto sono anni che i giocatori di colore non sono discriminati dai presidenti al momento di firmare l’ingaggio, come dimostrano gli studi di Stefan Szymanski citati nel libro “Calcionomica”Stendiamo un pietoso velo, poi, su quello che crede sia il sogno di migliaia di bambini africani. Ma Eto’ è anche l’uomo dal grande sorriso, l’uomo che ha preso a calci il razzismo. Quando giocava nel Barcelona ha avuto il coraggio di criticare la campagna anti-razzista della Nike, sponsor tecnico degli azulgrana. Consigliamogli quindi di cambiare spin-doctor, perché le sue ultime dichiarazioni, invece di metterlo sotto una luce favorevole, non hanno fatto altro che produrre un effetto boomerang…to be continued…