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25 Ott

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Eto’ e Pirlo, storie agli antipodi. Parte I

7 Ott

Stupore e incredulità: queste sono state le reazioni del trasferimento di Samuel Eto’ dall’Inter allo sconosciuto Anzhi. E se aggiungessimo un pizzico d’indignazione e una spruzzata di delusione avremmo la combinazione perfetta per il passaggio in bianconero di Andrea Pirlo. Ma cominciamo con ordine, vale a dire dalla “E” di Eto’: tra i tifosi del Biscione, e non solo, l’effetto sorpresa è dovuto dal fatto che Eto’ a soli 30 anni avrebbe potuto proseguire, se non all’Inter, per lo meno in un top club europeo. Invece ha deciso di passare dall’ombra della Madonnina alla distesa gelata della Piazza Rossa; dai 40 km che separano Appiano Gentile dallo stadio di San Siro ai 1600 km che separano il centro d’allenamento di Mosca da Machačkala (sede dell’Anzhi). Già perché la capitale del Daghestan, appunto Machačkala, è considerata poco sicura, e inadeguata allo shopping di milionari attratti invece dal lusso estremo offerto alle pendici del Cremlino. Così la squadra si allena a Mosca e vola per le partite casalinghe nella regione autonoma del Daghestan. Vero è che gli assegni del Camerunense erano e sono firmati da un petroliere: l’allampanato Moratti prima e l’arrivista Kerimov ora. E che l’ago che ha fatto pendere la bilancia in favore del fino ad allora sconosciuto Anzhi sono stati i soldi: dai 10 milioni di euro elargiti dal patron dell’Inter ai 20 milioni del generosissimo Kerimov. Tanto di cappello quindi ad Eto’ che recentemente ha detto: “quelli che dicono che non si muovono per soldi sono solo degli ipocriti”. Decisamente in contrasto rispetto a quanto afferma nella intro del suo sito:“con il tempo ho imparato che la vera ricchezza riposa in ognuno di noi”. Per di più qualche settimana fa, mal consigliato dal suo ego smisurato o dal suo spin-doctor di fiducia, disse: “Con questo contratto dimostro ai ragazzini africani che tutto è possibile e che basta darsi i mezzi per riuscire”. Per poi rincarare: “Il proprietario del club associando la sua volontà al mio talento ha permesso che il sogno di migliaia di africani diventasse realtà”Diciamo che Eto’ non doveva dimostrare niente a nessuno. Dopo aver giocato per i migliori club europei con contratti a sette zeri e sponsor che fioccano, il Camerunense è già di per sé un modello a seguire. Del resto sono anni che i giocatori di colore non sono discriminati dai presidenti al momento di firmare l’ingaggio, come dimostrano gli studi di Stefan Szymanski citati nel libro “Calcionomica”Stendiamo un pietoso velo, poi, su quello che crede sia il sogno di migliaia di bambini africani. Ma Eto’ è anche l’uomo dal grande sorriso, l’uomo che ha preso a calci il razzismo. Quando giocava nel Barcelona ha avuto il coraggio di criticare la campagna anti-razzista della Nike, sponsor tecnico degli azulgrana. Consigliamogli quindi di cambiare spin-doctor, perché le sue ultime dichiarazioni, invece di metterlo sotto una luce favorevole, non hanno fatto altro che produrre un effetto boomerang…to be continued…