Eto’ e Pirlo, storie agli antipodi. Parte I

7 Ott

Stupore e incredulità: queste sono state le reazioni del trasferimento di Samuel Eto’ dall’Inter allo sconosciuto Anzhi. E se aggiungessimo un pizzico d’indignazione e una spruzzata di delusione avremmo la combinazione perfetta per il passaggio in bianconero di Andrea Pirlo. Ma cominciamo con ordine, vale a dire dalla “E” di Eto’: tra i tifosi del Biscione, e non solo, l’effetto sorpresa è dovuto dal fatto che Eto’ a soli 30 anni avrebbe potuto proseguire, se non all’Inter, per lo meno in un top club europeo. Invece ha deciso di passare dall’ombra della Madonnina alla distesa gelata della Piazza Rossa; dai 40 km che separano Appiano Gentile dallo stadio di San Siro ai 1600 km che separano il centro d’allenamento di Mosca da Machačkala (sede dell’Anzhi). Già perché la capitale del Daghestan, appunto Machačkala, è considerata poco sicura, e inadeguata allo shopping di milionari attratti invece dal lusso estremo offerto alle pendici del Cremlino. Così la squadra si allena a Mosca e vola per le partite casalinghe nella regione autonoma del Daghestan. Vero è che gli assegni del Camerunense erano e sono firmati da un petroliere: l’allampanato Moratti prima e l’arrivista Kerimov ora. E che l’ago che ha fatto pendere la bilancia in favore del fino ad allora sconosciuto Anzhi sono stati i soldi: dai 10 milioni di euro elargiti dal patron dell’Inter ai 20 milioni del generosissimo Kerimov. Tanto di cappello quindi ad Eto’ che recentemente ha detto: “quelli che dicono che non si muovono per soldi sono solo degli ipocriti”. Decisamente in contrasto rispetto a quanto afferma nella intro del suo sito:“con il tempo ho imparato che la vera ricchezza riposa in ognuno di noi”. Per di più qualche settimana fa, mal consigliato dal suo ego smisurato o dal suo spin-doctor di fiducia, disse: “Con questo contratto dimostro ai ragazzini africani che tutto è possibile e che basta darsi i mezzi per riuscire”. Per poi rincarare: “Il proprietario del club associando la sua volontà al mio talento ha permesso che il sogno di migliaia di africani diventasse realtà”Diciamo che Eto’ non doveva dimostrare niente a nessuno. Dopo aver giocato per i migliori club europei con contratti a sette zeri e sponsor che fioccano, il Camerunense è già di per sé un modello a seguire. Del resto sono anni che i giocatori di colore non sono discriminati dai presidenti al momento di firmare l’ingaggio, come dimostrano gli studi di Stefan Szymanski citati nel libro “Calcionomica”Stendiamo un pietoso velo, poi, su quello che crede sia il sogno di migliaia di bambini africani. Ma Eto’ è anche l’uomo dal grande sorriso, l’uomo che ha preso a calci il razzismo. Quando giocava nel Barcelona ha avuto il coraggio di criticare la campagna anti-razzista della Nike, sponsor tecnico degli azulgrana. Consigliamogli quindi di cambiare spin-doctor, perché le sue ultime dichiarazioni, invece di metterlo sotto una luce favorevole, non hanno fatto altro che produrre un effetto boomerang…to be continued…

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La Juve e Aguero: promessi sposi e il ‘mercato dei balocchi’.

13 Lug

Il ‘corsivo’ – inteso come stile – è dovuto al fatto che l’articolo, quello vero, è lì sotto. Questa è solo un’introduzione dettata dalla lentezza del sottoscritto a caricare il post (scritto giorni fa) e forse contenente qualcosa di più. Già perché dopo settimane di titoli da prima pagina che davano per fatto, o quasi, l’affare Aguero-Juventus, scopriamo che la Juventus nemmeno corteggia più il giovane Argentino! Ebbene sì avete capito bene, nel ‘mondo liquido’ (Bauman docet) mentre i corteggiamenti durano settimane, le rotture e i successivi innamoramenti sono istantanei. Un battito di ciglia e da Aguero si è passati all’italianissimo, si fa per dire dato che è nato nello stato del New Jersey e gioca da 4 stagioni in Spagna: Giuesppe Rossi. Viene il sospetto che dalla fine del campionato all’inizio delle competizioni, qualcosa si debba pur pubblicare. E allora si salpa verso il ‘mercato dei balocchi’, mondo immaginario da prima pagina estiva. Siamo sicuri che tutti scopriranno l’inganno e non continueranno a ragliare di fronte a giornalieri scoop da ombrellone? Beh e chi mi dice che fra una settimana non torni in voga il binomio Aguero-Juventus? E se si pubblica di tutto di più, cosa vi aspettate dal qui presente? Leggetevi questo, potrebbe tornare d’attualità.

Come Renzo e Lucia, così la Vecchia Signora e il Kun Aguero sono da settimane promessi sposi. Ma a differenza dei Promessi Sposi manzoniani sembra che le sirene del Real Madrid ‘di Mourinho’ abbiano raffreddato l’amore del Kun per la Fidanzata d’Italia. Come Lucia, così oggi la Juventus è una compagna di provincia (e non si offendano gli Juventini): l’anno scorso non superò nemmeno un abbordabilissimo girone di Europa League, e quest’anno niente trasferte europee, essendo arrivata 7ª in campionato. Pensate un po’ se Renzo, che so io, andando a Milano, nel marasma della rivolta del pane avesse incontrato una bella e nobile spagnola. Sarebbe scappato con lei, dimenticandosi della povera Lucia? Nel caso di Aguero la signora è vestita d’un bianco niveo, è la storica regina d’Europa: il Real Madrid è il club più titolato a livello di Coppe Campioni/Champions League. Del resto non sarebbe stato poi così insolito, per Renzo, incontrare una nobile Iberica a Milano visto che il Bel Paese all’epoca era sotto dominazione spagnola. Oggi i ‘pronipoti dei Borboni’ spadroneggiano in lungo e in largo; vittima, il calcio mondiale: campioni d’Europa con la nazionale maggiore e l’Under 21, campioni del Mondo con la Roja, vincitori della Champions League 2011 grazie al Barcelona. Quei Blaugrana eterni rivali del club delle Merengues  che grazie ai gol di Messi e agli assist di Xavi e Iniesta hanno vinto Liga e Champions League. Ed è proprio per fare il salto di qualità definitivo che l’allenatore dei Blancos, José Mourinho, vuole un giocatore di talento da affiancare a Cristiano Ronaldo, vista  anche la scarsa affidabilità del Kaká madrileño. E questo giocatore potrebbe essere il Kun. Ma il romanzo calcistico è ben più complicato di quello manzoniano. Infatti se per la Juventus, Real Madrid e Manchester City, sono il Don Rodrigo di turno disposto a tutto pur di impedire questo matrimonio. Per le Merengues è l’amministratore delegato Miguel Angel Gil Marín che mette i bastoni tra le ruote al ‘matrimonio blanco’ citando una clausola nel contratto del ventitreenne argentino che impedirebbe un trasferimento al Real. Aspettando di vedere capitolare il Kun tra le braccia di una delle pretendenti, i suoi recenti gol in Copa America potrebbero chiarire le idee a chi non lo considera un giovane campione.

Aguero espectáculo pro-Messi

6 Lug

La perla del Kun Aguero engolosina sus prometidas: Juventus, Real Madrid y Manchester City in primis. En el estadio de Ciudad de la Plata se ha jugado el primer partido de la Copa America 2011 entre Argentina y Bolivia, y el salvador de la patria albiceleste ha sido Sergio Aguero. Al minuto 76, el Kun (que acababa de sustituir a Lavezzi) ha marcado el gol del empate, una estupenda volea pro-Argentina y pro-Messi. Dado que los aficionados argentinos, después un decepcionante Mundial, están a la espera del mejor Messi, y los primeros 90 minutos de la Copa America no los han dejados satisfechos. Sino todo lo contrario, ya han empezado las críticas contra la Pulga. Leo, premiado como mejor jugador del partido por el patrocinador oficial LG (por supuesto el Balón de oro Messi encuentra más espacio en los medios de todo el mundo, y por tanto más publicidad gratuita para la marca coreana, que el Kun), ha parecido otro, fuera de las tramas del juego, nervioso. Lionel ha rozado la pelea con un defensor boliviano y terminado el partido ha apostrofado con un epíteto eufemísticamente poco elegante el gol de los adversarios. Por eso el gol de Aguero es todavía más pro-Messi. Si el Argentina hubiese perdido con la modesta Bolivia, la Pulga habría sido criticada por la prensa nacional y por los hinchas. Por lo menos más de cuanto no lo hayan hecho periodistas deportivos (sobre todo argentinos y internacionales) y los mismos aficionados de la Albiceleste, cansados de ver un Messi señorito elegante y callado cuando gana y marca a la corte de Pep, mientras con la camiseta de la selección argentina decepciona. Y se habla de el más por las supuestas madrugadas de fiesta con estrellitas hambrientas de fama y de servicios de fotos osé. Hasta ahora el Kun lo ha defendido a capa y espada, afirmando que hay que ayudar a Leo y que no ha sido fácil, para el delantero azulgrana, jugar con un marcaje  asfixiante. Como si la Cenicienta boliviana hubiese jugado duro contra el recién Balón de Oro, nada más lejos de la verdad. La Copa America 2011 acaba de empezar y nadie puede imaginarse el país casero del evento, el Argentina, fuera de la liguilla. Messi, por tanto, tiene por lo menos tres partidos para demostrar que la lejanía (distancia) de Pep  Guardiola no es como la kriptonite para Superman.

Aguero show pro-Messi

2 Lug

La perla del Kun Aguero ingolosisce le sue promesse spose: Juventus, Real Madrid e Manchester City in  primis. Nello stadio di Ciudad de la Plata infatti si è giocata la prima partita della Coppa America 2011 tra  Argentina e Bolivia, terminata 1-1 grazie a uno stupendo gol al volo (pro-Argentina e pro-Messi) di Sergio  Aguero entrato da 5 minuti in campo al posto di Lavezzi. I tifosi dell’Albiceleste infatti dopo un mondiale  deludente stanno ancora aspettando il miglior Messi, e i primi 90’ minuti della Coppa America non hanno  fatto altro che surriscaldare gli animi contro la Pulga. Leo, premiato come miglior giocatore in campo dallo  sponsor ufficiale LG (ovviamente fa più notizia, e quindi più pubblicità per il marchio coreano, il pallone  d’oro Messi che il Kun Aguero), è parso irriconoscibile, avulso dal gioco, nervoso. Ha sfiorato la rissa con  un difensore boliviano e a fine partita ha definito con un epiteto eufemisticamente poco elegante il gol degli avversari. Per questo il gol di Aguero è un gol pro-Messi. Se l’Argentina infatti avesse perso contro la modesta Bolivia,  la Pulga sarebbe stata messa sulla graticola dalla stampa nazionale e dai tifosi argentini. Per lo meno più di  quanto non facciano già oggi addetti ai lavori e  los hinchas (gli ultras), stufi di vedere un Messi signorino  elegante quando vince e segna alla corte di Pep, mentre con la maglia della nazionale delude. E si parla di lui più per le presunte feste fino a notte fonda con starlette spregiudicate e discinte che di calcio giocato. Per ora el Kun lo ha difeso a spada tratta anche fuori dal campo affermando che Messi va aiutato e che non era facile per lui con “una marcatura così asfissiante”. Come se la Cenerentola boliviana avesse giocato duro sul recente Pallone d’oro, niente di più falso. La Coppa America è solo all’inizio e non si può immaginare l’Argentina, paese ospitante dell’evento, fuori dal girone. Leo ha quindi almeno tre partite per dimostrare che la lontananza da Pep Guardiola non è come la criptonite per Superman.

Una finale da “Mille e una notte”…

28 Mag

C’è solo l’imbarazzo della scelta,  tante e tali sono le storie da raccontare su questa finale: dalle disquisizioni meramente tecniche, al fiume di soldi che genera, senza dimenticare i replay della discordia e un pizzico di pepe. In Inghilterra infatti negli ultimi giorni non si è parlato che della vicenda del giocatore del Manchester United Ryan Giggs: traditore ‘tradito’ dalla sua amante che ha spettegolato tutto ai tabloid inglesi, contenti di sbattere in prima pagina il fedifrago gentleman del calcio d’Oltremanica. Storia boccacesca più che da Mille e una Notte. Ma a proposito di miti letterari come non paragonare Messi al piè veloce Achille, per la velocità dei suoi piedi che sembrano danzare quando scarta i difensori rivali? Senza scordare, però, che vi è un’altra analogia tra il guerriero greco e la pulce atomica: l’unico modo di abbatterli è colpire ai piedi. Comunque non c’è da preoccuparsi se si dà credito alle accuse del Real Madrid contro i giocatori del Barcellona – ora riprese dai media inglesi –  secondo cui gli azulgrana sono dei fantastici cascatori. Per stare in tema letterario, The Wall Street Journal arriva a paragonare le stelle del Barça a dei piagnucoloni che ad ogni contatto con gli avversari si contorcono agonizzanti come Desdemona nella scena finale dell’Otello. Beh vedere per credere. Immagini che hanno fatto perdere le staffe al focoso Rio Ferdinand. Infatti mentre guardava l’andata di Champions League tra Real Madrid e Barcelona il centrale inglese su Twitter scrisse: “se mai un giorno mi vedete uscire dal campo in barella e subito dopo tornare sul terreno di gioco di corsa, beh allora siete autorizzati a fare un’entrata a piedi uniti su di me!”. Il riferimento alla simulazione che ha provocato l’espulsione di Pepe è evidente. Sempre su Twitter, e grazie all’imbeccata di Mourinho, i giocatori del Real Madrid hanno definito la semifinale contro gli azulgrana “Missione impossibile IV”. Ma i giornalisti inglesi di Soccerlens, non si fermano qui, anzi dimostrano come, pur giocando un calcio caratterizzato da una continua circolazione del pallone, il Barcellona sia una delle squadre più fallose d’Europa. Ponderando il numero di infrazioni con i minuti di non possesso palla, si evince che i catalani hanno commesso in media più falli dei loro avversari nelle eliminatorie della Champions 2011: Arsenal, Shakhtar e Real Madrid. Un caloroso in bocca al lupo all’arbitro Viktor Kassai che questa sera non avrà un compito facile nel dirigere una delle finali più infuocate degli ultimi anni.

La finale di Champions League, però, non è solo slogan e polemiche gridate a mezzo stampa, ma anche il tintinnio di una cascata di 369 milioni di monete da un euro. Tale secondo le stime il giro d’affari tra premi dell’Uefa – 126 e 73 rispettivamente a vincitori a vinti. Mentre 52 milioni andranno nelle ‘casse dei londinesi’, dove stasera si gioca la finale. Per la città vincitrice si prevedono aumenti per 18 milioni in turismo e consumi, infine 100 sono i milioni dei quali beneficerà tutta Europa tra viaggi, merchandising etc. Cifre che forse spiegano, ma non giustificano quanto successo ieri a Barcellona in Plaza Catalunya, dove i manifestanti del 15M sono stati caricati brutalmente dalla polizia. Il movimento 15M nato per protestare contro l’alto tasso di disoccupazione, la ‘democrazia’ bipartitica, e i tagli al welfare (istruzione e sanità in primis) sono decisamente meno importanti di una finale da 369 milioni di euro sonanti. Così ieri per preparare la festa e il maxischermo – tranne Guardiola sono tutti convinti di vincere, perfino Sir Alex dà il Barça per favorito – il comune ha deciso di sgomberare disoccupati, precari e studenti. Triste constatare che gli scontri a Barcellona siano avvenuti per ‘colpa’ di quello che dovrebbe essere solo un evento sportivo. Già stamattina però i dimostranti sono tornati in piazza e chissà che la magia del football giocato non contagi gli animi, e in piazza Catalunya per 90 minuti si ‘alzino le mani’ solo per gioire di un gol o disperarsi per un’azione sfumata dei loro idoli.

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